Terremoto in Turchia: cause e conseguenze della catastrofe/focus sulla polizza eventi obbligatoria
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Terremoto in Turchia: cause e conseguenze della catastrofe/focus sulla polizza eventi obbligatoria

Confronto sistemi assicurativi tra i diversi Paesi - tabelle ania

Terremoto Turchia 

 

Lo scorso 6 febbraio 2023, un terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito le zone al confine tra Siria e Turchia, il sisma è stato seguito, circa nove ore dopo, da un evento di magnitudo 7.5 e da oltre 200 scosse di assestamento. La scossa di magnitudo 7.8 ha colpito vicino Nurdağı, non lontano dalla città di Gaziantep, alle 4:17 ora locale. 

I due eventi hanno avuto profondità ipocentrali di circa 15-20 km; ciò ha causato uno scuotimento del suolo molto intenso in un’area al confine tra Turchia e Siria, con risentimento anche in parte del Libano, Israele e Cipro.

La scala di magnitudo del terremoto è logaritmica, quindi, per avere unidea più concreta, bisogna pensare che un terremoto di magnitudo 7.0 è 10 volte più grande di uno di magnitudo 6.0 poiché il primo rilascia fino a 32 volte lenergia del secondo.

Per avere un termine di paragone più tangibile basti pensare che la terra ha tremato mille volte più forte di Amatrice nel 2016 e 30 volte più forte dell’Irpinia del 1980. L’energia sprigionata è stata pari a 32 atomiche, la terra si è spostata di diversi metri in pochi secondi lungo una linea di 150 chilometri e l’onda d’urto ha fatto crollare migliaia di palazzi.

Al momento il bilancio è catastrofico: più di 46.00 vittime, migliaia di feriti ed una zona quasi completamente rasa al suolo. La Turchia, però, come affermano molti ricercatori, è una zona sismica attiva, già nota per questo tipo di eventi e tutti di grave intensità. La domanda che molti si stanno ponendo è “perché la Turchia è una zona così “attiva” dal punto di vista dei terremoti”; la risposta è, in primo luogo, collegata alla sua posizione: la maggior parte della Turchia si trova sulla placca anatolica tra due grandi faglie: la faglia dell'Anatolia settentrionale, che attraversa il Paese da ovest a est, e la faglia dell'Anatolia orientale, che si trova nella regione sud-orientale del Paese. Esse prendono origine da un'unica area nota come "tripla giunzione di Karliova", così chiamata perché è il punto di intersezione tra tre placche: quella anatolica, quella euroasiatica e quella araba. 

La placca tettonica che trasporta l'Arabia, compresa la Siria, si sta spostando verso nord e si scontra con il bordo meridionale dell'Eurasia, che sta spingendo la Turchia verso ovest.

La Turchia è schiacciata, quindi, da una gigantesca morsa tettonica. 

Il subcontinente arabo si sta spingendo verso nord, e sta spingendo la Turchia a nord contro un confine fisso del nord Europa. E così, concludono gli esperti, quello che succede, è che la Turchia viene spinta verso ovest, dove si riversa nel Mediterraneo e alla fine viene spinta sotto Creta in una zona di subduzione come quella che vediamo al largo del Giappone.

Visionata la natura del terreno e della posizione geografica delle aree coinvolte, c’è un altro aspetto da analizzare, ovvero i numeri riferiti alle vittime. La causa prevalente dellelevato numero di vittime è attribuita al crollo degli edifici. Le vittime sono state causate prevalentemente dai crolli a causa di strutture costruite in muratura e senza luso di strutture portanti in cemento.

Nel 1999, un terremoto di magnitudo 7.4 colpì 11 chilometri a sud-est di Izmit, in Turchia, uccidendo più di 17.000 persone e lasciando più di 250.000 senzatetto. 

Dopo questa tragedia, il governo turco istituì lAfad - l' Autorità per la gestione dei disastri e delle emergenze - promettendo nuovi standard di costruzione, un piano per rafforzare gli edifici esistenti, la progettazione di punti di evacuazione, una nuova edilizia antisismica e delle strategie concrete per far fronte ai terremoti. Venne introdotto un nuovo regolamento edilizio ed un sistema obbligatorio di assicurazione contro i terremoti.

Lo scenario, anche peggiore, lo troviamo in Siria, dove più di 11 anni di conflitto hanno reso impossibile far rispettare gli standard edilizi. Il terremoto ha colpito le regioni nord-occidentali della Siria, con edifici crollati ad Aleppo e Idlib. Alcuni edifici danneggiati dalla guerra in Siria sono stati ricostruiti utilizzando materiali di bassa qualità o "qualsiasi materiale disponibile” rendendoli ancora più vulnerabili.

Il disastro che ha colpito Turchia e Siria è solo l’ultimo di un lungo elenco di catastrofi naturali che, secondo il report 2023 Weather, Climate and Catastrophe Insight di Aon (gruppo specializzato nella consulenza dei rischi), hanno causato perdite economiche globali per 313 miliardi di dollari nel solo 2022, il 4% in più rispetto alla media del Ventunesimo secolo (poco più di un terzo, 132 miliardi di dollari, coperti da assicurazione). Nel solo 2022 sono stati registrati 421 eventi catastrofici degni di nota (la media di questo primo ventennio di secolo è 396), in cui hanno perso la vita 31.300 persone (solo in Europa si sono registrati 19.000 decessi, principalmente a causa delle ondate di calore).

Secondo una prima stima dello USGS (United States Geological Survey) i danni economici del terremoto in Turchia sono pari a 1 miliardo di dollari come tetto minimo, c’è, però, la probabilità di arrivare a oltre i 10 miliardi, tra danni diretti (per esempio gli edifici da ricostruire) e indiretti (come il collasso delle infrastrutture che rallentano l’economia).

Secondo lanalisi dellagenzia di rating Fitch le perdite economiche legate al terremoto, in prima analisi, supererebbero i 2 miliardi di dollari e potrebbero raggiungere i 4 miliardi di dollari o più, visti i continui aggiornamenti e le continue scosse, anche in questi ultimi giorni. 

Oltre ad una tragedia umana, i due Paesi dovranno affrontare anche perdite economiche ancora difficili da stimare, vista la situazione in continua evoluzione.

Gli importi assicurati sono molto inferiori, a causa della scarsa copertura assicurativa nelle regioni colpite, spiega Fitch. Secondo l’agenzia di rating, potrebbero raggiungere forse il miliardo di dollari, una cifra non molto elevata nel contesto del mercato globale della riassicurazione.

La Confederazione turca delle imprese e degli affari ha aggiornato le stime dei danni, anche a seguito delle nuove numerose scosse, in 84,1 miliardi di dollari: 70,8 miliardi di dollari per la riparazione di case ed alloggi, 10,4 miliardi di dollari per la perdita del reddito nazionale e 2,9 miliardi di dollari per la perdita di giornate lavorative. Il presidente Tayyip Erdogan ha assicurato che lo stato completerà la ricostruzione degli alloggi entro un anno visto che nelle 10 province colpite dal sisma vivono circa 13,4 milioni di persone, ovvero il 15% della popolazione turca, che produce quasi il 10% del PIL.

Inoltre, il crollo dei corsi azionari e l’impennata dei rendimenti obbligazionari dopo il terremoto hanno evidenziato timori per la crescita economica e l’eccesso di spesa. L’attività di Borsa è stata sospesa.

L’inflazione al 57%, livello storico, ha portato ad una crisi nazionale del costo della vita già messa a dura prova da una forte ondata pandemica e dalla guerra.

Un altro aspetto da non sottovalutare quando si parla di terremoti e catastrofi in genere è l’impatto e le conseguenze che l’evento ha sull’attività umana ed economica, con impatti immediati negativi sulla rete produttiva e sulla società. Non sono ancora stati pienamente valutati gli effetti sulla crescita di lungo periodo. Un recente studio ha analizzato i dati sulle scosse sismiche avvenute in 195 paesi tra il 1973 e il 2015 e ha tentato di quantificarne gli effetti causali sulla crescita economica, misurata in Pil pro capite. Dalla ricerca emerge che i tassi di crescita tendono a stabilizzarsi qualche anno dopo l’evento, ma a distanza di quasi un decennio il mancato progresso non viene recuperato (si parla di una riduzione del Pil pro capite pari a 1,6 punti percentuali in media rispetto al sentiero di crescita precedente nelle aree più esposte).

Tuttavia, la capacità di ripresa da un terremoto varia da paese a paese, a seconda anche del grado di sviluppo dell’economia e dell’ampiezza del territorio colpito dal disastro naturale. Generalmente, le economie più avanzate riescono a neutralizzare completamente gli effetti negativi a livello nazionale, e a volte possono persino trarre un vantaggio significativo dalla ricostruzione dopo il disastro.

Si parla di “building back better”, una strategia che mira a trasformare un evento distruttivo in un’occasione per rendere la società più resiliente agli shock futuri, con l’obiettivo di garantire una ripresa che sia la più inclusiva possibile.

Il concetto è stato introdotto dalle Nazioni Unite dopo il terremoto e maremoto dell’Oceano Indiano del 2004, ma è stato poi incorporato ufficialmente nel Quadro di riferimento di Sendai per la riduzione del rischio dei disastri del 2015, diventandone la quarta priorità.

Adottare la strategia del “building back better” comporta benefici maggiori per i paesi che sono più spesso e più violentemente colpiti dai disastri naturali in quanto permette di investire nella prevenzione e garantisce una risposta più reattiva ed efficace ad eventi che sono tendenzialmente ricorrenti.

Per i paesi a basso e medio reddito, può essere più difficile adottare la strategia del “building back better”. Senza un adeguato supporto alla ripresa, infatti, i danni legati all’aumento dei problemi di salute o delle disabilità, all’interruzione prolungata del percorso scolastico e talvolta all’impossibilità o incapacità di ricostruire le infrastrutture ostacolano lo sviluppo nel lungo periodo.Un importante studio della Banca Mondiale rivela che nei paesi a basso e medio reddito la crescita, in termini di Pil pro capite, sarebbe stata in media di 2,4 punti percentuali più alta nel 2015 senza i danni causati dai terremoti; il divario tra la crescita effettiva e quella che si sarebbe avuta se l’evento non si fosse verificato sale a 7,7 punti percentuali nelle zone che sono regolarmente colpite da questi disastri naturali.

I risultati dello studio sugli effetti dei terremoti sul Pil pro-capite possono essere spiegati da diversi fattori. In primo luogo, per le economie più avanzate, può essere più conveniente dal punto di vista economico investire nella prevenzione e utilizzare tecnologie adatte a resistere ai disastri naturali, come le strutture antisismiche, con conseguenti benefici nel lungo periodo in termini di mitigazione dei rischi e dei danni. Cosa ben diversa per i paesi meno sviluppati.

 

Per quanto riguarda l’aspetto assicurativo, la Turchia, è uno dei pochi Paesi al mondo (insieme ad Islanda e Svizzera) in cui è obbligatoria lassicurazione contro i rischi da catastrofi naturali. Si ritiene che il sistema di assicurazione obbligatoria liberi risorse pubbliche che possano essere destinate alla prevenzione e alla cura del territorio. Ciò nonostante, la potenza e la gravità degli eventi, portati dal recente sisma, sono tali che nessuna prevenzione avrebbe potuto attenuarle in maniera significativa. 

Laspetto positivo è che, il sistema di compensazione dei danni previsto dal sistema turco, potrebbe essere, entro una certa soglia e pur con tutti i caveat del caso, ragionevolmente rapido, cosa non da poco, visto che in situazioni analoghe i rimborsi affidati solo alla fiscalità generale possono tardare anche di molti anni, accrescendo notevolmente il disagio delle popolazioni. 

 

Possiamo riassumere il sistema turco in questo modo:

 

-   È un sistema obbligatorio (anche se, a causa di scarsi controlli, la percentuale di edifici assicurati è molto bassa e si aggira intorno al 17%).

-   La tipologia di polizza viene definita stand-alone.

- I Premi/incentivi sono proporzionali al rischio e differenziati per zona (in totale 5) e tipologia costruttiva (in totale 3). Il premio oscilla da un minimo di 0,44 ad un massimo di 5,5 per 1.000 di somma assicurata.
- Viene applicata una franchigia assoluta del 2% ed un importo massimo di somma assicurata pari a 110mila lire turche (circa 50mila euro). Oltre tale limite il cittadino può rivolgersi al mercato privato per una copertura integrativa.
- Lo Stato interviene come riassicuratore di ultima istanza, qualora la capacità del mercato assicurativo/riassicurativo risulti insufficiente.


A seguito del terremoto nella regione di Marmara (agosto 1999), la World Bank ha collaborato con il governo turco per disegnare un programma nazionale di assicurazione contro il terremoto per le abitazioni civili. È stato dunque costituito il Tcip (Turkish Compulsory Insurance Program). Attualmente 24 compagnie di assicurazione hanno aderito al Tcip.

L’aspetto ad oggi più significativo è che, nonostante sia stata introdotta in modo obbligatorio, gli edifici assicurati, sono davvero molto pochi, incentivati da uno scarso controllo, dalle mancate sanzioni ai non adempienti e dai bassi redditi che limitano l’accessibilità economica di tali tutele.

L'aumento della penetrazione assicurativa può alleggerire gran parte dell'onere. 

Sono disponibili soluzioni che possono migliorare gli sforzi di resilienza globale, tra cui la gestione delle emergenze, la mitigazione dei rischi, il finanziamento pubblico dei disastri, la messa in comune del rischio e altre iniziative di mitigazione del rischio e delle perdite guidate dal governo.

Questi mercati sono sempre meno liquidi e pertanto il settore pubblico finisce per doversi comunque accollare i rischi delle calamità quantomeno oltre una certa soglia.

Secondo l’agenzia Fitch, in uno degli ultimi approfondimenti pubblicati su questo tema, (https://www.fitchratings.com/research/insurance/fitch-ratings-comments-on-insurance-losses-from-turkiye-syria-earthquake-09-02-2023) la maggior parte dei rimborsi assicurativi dovuti al terremoto che ha colpito la Turchia e la Siria alla fine saranno a carico dei riassicuratori globali; l’agenzia di rating fa una prima stima approssimativa dei danni che, probabilmente, potrebbero superare inizialmente i due miliardi di dollari, fino a raggiungere i quattro miliardi.

Tuttavia, precisa Fitch, le perdite assicurate saranno molto inferiori, forse intorno al miliardo di dollari, a causa della scarsa copertura assicurativa nelle regioni colpite. La stragrande maggioranza delle perdite assicurate sarà coperta dalla riassicurazione, ma è probabile che l'importo ceduto sia insignificante nel contesto del mercato globale della riassicurazione, senza implicazioni per i rating dei riassicuratori.

 

Fitch, facendo riferimento al Turkish Catastrophe Insurance Pool (Tcip), afferma che tale assicurazione non copre le perdite umane, i sinistri di responsabilità civile o le perdite indirette, come l'interruzione dell’attività. Secondo l’agenzia di rating, il Tcip è fortemente riassicurato, stimando che la torre di riassicurazione possa fornire una protezione di poco più di due miliardi di dollari, a seguito dei rinnovi della riassicurazione del gennaio 2023, con un punto di attacco di circa 300 milioni di dollari.

Stessa situazione, se non più drammatica in Siria, dove la copertura assicurativa nelle parti colpite ha dovuto fare i conti anche con gli effetti economici della guerra civile del paese.

Non esiste, quindi, un sistema migliore in assoluto per coprire i rischi da catastrofi naturali; ogni situazione va vista nella sua singolarità, calandola nel proprio assetto istituzionale ed economico e nelle proprie tradizioni. 

I migliori esempi internazionali fanno ritenere che proprio un sistema misto pubblico/privato possa garantire i risultati più apprezzabili. 

Un esempio considerato efficiente ed avanzato è quello della Francia, dove privati e imprese sono obbligati a stipulare una polizza antincendio sugli immobili, che contiene una clausola contro le calamità naturali con le compagnie di assicurazioni private e lo Stato interviene con una società di riassicurazione pubblica che offre alle compagnie la possibilità di riassicurarsi ad un tasso fisso di cessione. 

La Francia, così facendo, ha risolto il problema della capacità con la costituzione di un riassicuratore pubblico che oltre a fornire capacità, ovviamente a fronte del pagamento di un premio, possiede la garanzia illimitata di ultima istanza da parte dello Stato. 

Ad oggi oltre il 90% degli immobili in Francia risulta assicurato contro i rischi da catastrofi.


Fonti: Ania, Fitch, Tcip.

 

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